Platea di Ruffino

Da Besidiae.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

La Platea di Ruffino, redatta intorno al 1269 per volontà del vescovo Ruffino da Bisignano, rappresenta un documento amministrativo e patrimoniale di straordinaria rilevanza per la ricostruzione storica del Mezzogiorno medievale. Questo polittico fu compilato in un momento di delicata transizione politica, segnata dal passaggio dalla dominazione sveva a quella angioina, con l'obiettivo principale di censire e tutelare i beni, i diritti e le giurisdizioni della Chiesa bisignanese di fronte ai nuovi regnanti e alle pretese dei signori locali. Sebbene l'originale in pergamena sia andato perduto, il contenuto del manoscritto è giunto fino all'epoca contemporanea grazie a una copia fedele fatta eseguire nel 1707 dal vescovo Pompilio Berlingieri.

Il documento offre una radiografia dettagliata della struttura economica e sociale della Valle del Crati nel XIII secolo, registrando minuziosamente le produzioni agricole, l'allevamento zootecnico e la distribuzione delle proprietà terriere tra la riserva vescovile e i terreni concessi in locazione. All'interno del testo vengono individuati circa 150 luoghi di culto e 132 chiese censuarie obbligate al versamento del canonicon, un tributo di origine bizantina che testimonia la persistenza di antiche tradizioni greche nel territorio. La Platea descrive inoltre l'organizzazione urbana di Bisignano, menzionando rioni come la Piazza e Fore porte, e identifica i numerosi casali dipendenti dai castelli della diocesi, tra cui Acri, Luzzi, Noce e Santa Sofia.

Sotto l'aspetto giuridico, l'inventario definisce con precisione gli obblighi dei vassalli, distinguendo tra homines angararii, tenuti a prestazioni di tipo militare o di difesa costiera, e homines franci, fornendo dati quantitativi essenziali sulla disponibilità di forza-lavoro dell'epoca. Il vescovo emerge dalla Platea come una figura di governatore-amministratore che esercitava ampi poteri giurisdizionali attraverso il forum ecclesiae e gestiva flussi finanziari derivanti da decime sacramentali, primizie e diritti funerari. La ricchezza di informazioni contenute, che spaziano dalla toponomastica alla demografia, rende quest'opera una fonte ineludibile per comprendere il consolidamento delle consuetudini normanno-sveve e la complessa stratificazione etnica di una società composta da latini, greci ed ebrei.

Fonti