Ruffino da Bisignano

Da Besidiae.
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Ruffino da Bisignano, noto anche come Ruffinus, è stato un'eminenza del clero calabrese del XIII secolo, avendo ricoperto la carica di vescovo di Bisignano tra il 1264 e il 1269. Probabilmente membro della nobile famiglia locale dei Britti (o Brittus) e appartenente all'ordine dei Frati Minori, egli succedette a fra' Ranuccio in un momento di cruciale transizione politica per il Mezzogiorno, caratterizzato dal tramonto della dominazione sveva e dall'ascesa di quella angioina. Sul piano politico, Ruffino si distinse come un fermo filoangioino, sostenendo apertamente Carlo I d’Angiò e operando per la restaurazione della disciplina latina in una diocesi di frontiera dove ancora coesistevano forti influenze grecaniche e bizantine.

La sua opera di maggiore rilievo storico è la Platea della Mensa vescovile, un dettagliato censimento dei beni della diocesi compilato nel 1269 con l'obiettivo di rivendicare diritti, giurisdizioni e possedimenti della Chiesa bisignanese messi a rischio dalle turbolenze del tempo. Questo polittico documentario costituisce una fonte di inestimabile valore per la storiografia medievale, poiché offre una radiografia precisa dell'economia e della società dell'epoca, elencando circa 150 luoghi di culto e definendo meticolosamente le prestazioni dovute dai vassalli e dai coloni. Sebbene il manoscritto originale sia andato perduto durante i saccheggi e i terremoti che colpirono l'archivio curiale, il suo contenuto è giunto fino a noi grazie a una copia settecentesca fatta eseguire dal vescovo Pompilio Berlingieri nel 1707.

Oltre alle sue doti di amministratore prudente e accorto, le fonti lo ricordano come un pastore zelante e sagace, capace di stimolare la pietà religiosa del popolo attraverso una riorganizzazione della rete plebana e foraniale. Durante il suo mandato, Ruffino dovette confrontarsi con le prepotenze dei signori locali, difendendo con energia l'immunità ecclesiastica e la dignità del proprio seggio. Il suo episcopato terminò nel 1269, anno della sua scomparsa, lasciando alla comunità di Bisignano un modello di governo che intrecciava la guida spirituale con una solida visione istituzionale e patrimoniale.

Ruffino agì come un meticoloso cartografo del sacro, che attraverso la sua Platea non si limitò a inventariare i beni materiali, ma tracciò i confini sicuri entro cui la fede e l'identità della sua diocesi potessero resistere alle tempeste della storia.

Fonti bibliografiche