Pietro Scasilio
Pietro Scasilio (menzionato in alcune fonti anche come Scalisio) occupò la cattedra episcopale di Bisignano in un breve arco temporale compreso tra il 1275 e il 1276, inserendosi nella successione apostolica tra il ministero di Andrea Biscardo e quello del vescovo Berardo. La sua figura emerge con una solida identità istituzionale già prima dell’elevazione all’episcopato, essendo stato documentato come Abate del monastero cistercense della Sambucina dal 1268 al 1275, periodo in cui resse uno dei centri culturali e religiosi più influenti della Valle del Crati.
Sotto il profilo della carriera ecclesiastica, il suo mandato a Bisignano rappresentò una fase di transizione verso incarichi di maggior prestigio metropolitano; nel 1277 fu infatti promosso alla sede di Cosenza, dove governò come Arcivescovo fino al 1279. Nonostante queste attestazioni, la sua inclusione nelle cronotassi ufficiali di Bisignano è stata oggetto di dibattito storiografico, poiché alcuni ricercatori locali, tra cui il canonico Leopoldo Pagano e Giuseppe Dionisalvi, hanno talvolta omesso il suo nome a causa della scarsità di riferimenti diretti nei documenti dell'archivio diocesano superstite, andato in gran parte distrutto nel corso dei secoli. La sua figura rimane tuttavia un tassello fondamentale per ricostruire i legami tra le alte gerarchie monastiche e la guida delle diocesi calabresi nel tardo XIII secolo.