Marzio Terracina
Marzio Terracina (talvolta menzionato come Marcio) è stato un eminente prelato del XVI secolo, appartenente a una nobile stirpe di origini bresciane anticamente nota con il casato di Rosa. La sua famiglia, dopo essersi ramificata in Sicilia, si stabilì a Napoli nel 1275, ottenendo nel 1386 il prestigioso privilegio di inserire il giglio nel proprio stemma araldico. Già presbitero napoletano e licenziato in utroque iure, Terracina fu elevato alla cattedra vescovile di Bisignano da papa Pio IV il 28 luglio 1564, succedendo al defunto monsignor Luigi Cavalcanti.
Il suo episcopato si inserisce in un contesto di transizione per la diocesi-baronia della Valle del Crati, venendo ratificato in concistoro segreto con la referenza del cardinale Borromeo. Sebbene la durata del suo mandato sia stata estremamente breve, le fonti lo ricordano come un uomo di elevata cultura giuridica e di illustre lignaggio, essendo fratello di un'influente personalità del tempo. Sotto il profilo araldico, il suo vescovato è identificato da uno stemma con campo d’azzurro e un leone d'argento, sormontato da un capo d'oro caricato di un giglio rosso e due rocchi al naturale. Marzio Terracina concluse la sua esistenza terrena verso la fine di gennaio del 1566, lasciando la sede vacante sotto la reggenza del vicario capitolare Filippo de Leonardis fino alla successiva nomina di Filippo Spinola.