Martino
Martino de Campo de Petra, prelato di probabili origini spagnole (presumibilmente proveniente dalla regione delle Asturie), occupò la cattedra episcopale di Bisignano in un breve arco temporale compreso tra il 1382 e il 1384. La sua nomina, ratificata ufficialmente il 24 luglio 1382, si inserisce nel complesso e turbolento contesto storico del Grande Scisma d’Occidente, essendo stata decretata dall’antipapa Clemente VII (Roberto di Ginevra) dalla sede di Avignone. Sotto il profilo biografico le fonti lo descrivono come un canonico clericale di costumi illibati, esperto sia nelle scienze che nelle lettere, doti che ne giustificarono l'elevazione al rango vescovile nonostante la scarsità di ulteriori dettagli sulla sua vita privata.
Dal punto di vista amministrativo e contabile, la sua figura è documentata nei registri vaticani delle "Obbligationes", dove in data 21 luglio 1382 risulta registrato un versamento di 70 fiorini legato alla sua promozione. Il suo ministero, pur limitato nel tempo, assicurò la continuità istituzionale della diocesi bisignanese in una fase di estrema incertezza per l'autorità pontificia, succedendo al ventennale governo di Giovanni Savelli e precedendo il mandato del vescovo Landolfo. Martino de Campo de Petra agì come una figura dai contorni sfumati in un'epoca di nebbia istituzionale; pur essendo stato scelto da un'autorità allora contestata, la sua presenza garantì che la guida pastorale non venisse meno a Bisignano mentre la tempesta dello scisma scuoteva le fondamenta della cristianità europea.