Mario Orsini
Mario Orsini (1564–1634), autorevole membro della celebre e antica stirpe romana degli Orsini, nacque a Licenza dal barone Ulpio e da Lavinia di Giovenale Manetti. La sua elevazione alla cattedra episcopale di Bisignano fu ratificata il 31 gennaio 1611, dando inizio a un mandato che si sarebbe protratto per tredici anni nel solco della riforma cattolica. Il contributo più significativo del suo episcopato fu il decisivo ampliamento del seminario diocesano, avvenuto nel 1623, attraverso il quale Orsini riorganizzò gli studi e le rendite per la formazione dei giovani chierici, portando a compimento l'opera avviata dai suoi predecessori Vitaliano e De Amati. Tale impegno è solennemente ricordato da un'iscrizione posta sul frontone dell'antico edificio, che lo celebra come benefattore e barone di Santa Sofia.
Sotto il profilo amministrativo, monsignor Orsini si distinse per un governo fermo e risoluto, non esitando a ricorrere a provvedimenti severi e scomuniche per piegare le resistenze di coloro che si mostravano indocili alla disciplina ecclesiastica. La sua dedizione al decoro della cattedrale è testimoniata dalla fusione di una campana monumentale dedicata alla Vergine Assunta, realizzata nel 1616 e tuttora conservata nel campanile del Duomo, sulla quale è inciso il suo nome a perenne memoria. Araldicamente, il suo stemma era caratterizzato da un campo bandato d'argento e di rosso, con il capo d'argento caricato di una rosa rossa e sostenuto da una fascia d'oro con un'anguilla azzurra serpeggiante.
Il suo ministero nella Valle del Crati si concluse il 15 aprile 1624, quando papa Urbano VIII ne dispose il trasferimento alla prestigiosa sede di Tivoli, dove il presule continuò la sua opera di restauro delle strutture diocesane. All'atto del trasferimento, Orsini ottenne la riserva di una pensione annua di cinquecento ducati gravante sulle rendite della mensa vescovile di Bisignano. Mario Orsini concluse la sua esistenza terrena a Tivoli il 15 marzo 1634 e, per sua espressa volontà testamentaria, le sue spoglie furono traslate nella chiesa di San Giacomo a Licenza, all'interno di una cappella da lui stesso edificata e dotata.