Giovanni Giacomo De Amato

Da Besidiae.
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Giovanni Giacomo De Amato (menzionato nelle fonti anche come d'Amato), autorevole prelato originario di Campagna, occupò la cattedra di vescovo di Bisignano tra il 1607 e il 1609. Dottore in utroque iure, prima della sua ascesa all'episcopato maturò una carriera di alto profilo a Napoli, dove ricoprì gli incarichi di arcidiacono, giudice della curia arcivescovile e tesoriere della Cappella di San Gennaro, prestando inoltre servizio come auditore per il cardinale Alessandro de' Medici, futuro papa Leone XI. Elevato alla dignità vescovile per la sede di Tricarico nel 1605, venne trasferito alla diocesi calabrese il 2 aprile 1607, succedendo a monsignor Bernardo del Nero dei Medici.

Il suo breve ma incisivo governo pastorale fu segnato da un marcato zelo nell'applicazione dei decreti di riforma del Concilio di Trento, di cui promosse l'osservanza attraverso la celebrazione di un sinodo diocesano. Sotto il profilo educativo e strutturale, De Amato si distinse per aver dato un assetto stabile al seminario diocesano, per il quale edificò nuovi locali e istituì dodici borse di studio per i chierici, restringendone però l'insegnamento ai soli aspiranti al sacerdozio per assicurarne il rigore disciplinare. Caratterizzato da costumi illibati, il presule esercitò una vigilanza inflessibile contro il meretricio e gli abusi morali della nobiltà locale.

Il suo impegno riformatore e la ferma opposizione ai soprusi dei potenti portarono alla sua tragica fine; Giovanni Giacomo De Amato morì infatti di veleno il 5 dicembre 1609, delitto attribuito dalle cronache a un nobile cosentino a cui il vescovo aveva rinfacciato condotte scandalose e concubinaggio. Le sue spoglie furono tumulate nella cattedrale di Bisignano nei pressi della sagrestia, dove un monumento funebre e un epitaffio posti dal nipote Tiberio ne celebrano la memoria e l'integrità.

Fonti bibliografiche