Episcopio

Da Besidiae.
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L'Episcopio di Bisignano, noto anche come palazzo vescovile, rappresenta una delle architetture civili e religiose più rilevanti della Valle del Crati, situato in una posizione scenografica sul colle della Motta. La scelta del sito, isolato rispetto al nucleo abitato originale e adiacente alla Cattedrale, fu dettata dalla volontà di garantire alla sede una "romitica libertà" d’ispirazione benedettina o basiliana. Storicamente la struttura era collegata alla città da un ponte di fabbrica risalente al XV secolo, successivamente murato nel 1774. Sebbene le fondamenta originarie siano di epoca remota, l'edificio ha subito numerose trasformazioni, venendo unito architettonicamente alla Cattedrale e al Seminario solo nel 1705 attraverso la costruzione dei locali destinati alla biblioteca e alla curia.

L'attuale conformazione è il risultato dell'opera di diversi presuli che, nel corso dei secoli, hanno ricostruito il palazzo a seguito dei frequenti eventi tellurici della regione. Il vescovo Bonaventura Sculco (1745-1781) fu uno dei principali artefici del suo ampliamento, aggiungendo un intero quartiere di stanze rivolto a mezzodì e fondando la biblioteca diocesana, originariamente provvista di oltre 2.000 volumi e scaffalature in legno di noce. Successivamente, nella prima metà del XIX secolo, mons. Felice Greco abbellì i saloni interni con un ciclo di affreschi a tema biblico eseguiti dal pittore locale Marzio Castagnaro. Al vescovo Greco si deve anche l'installazione del pregiato portale gotico del XII-XIII secolo che decora l’ingresso del cortile, trasportato alla fine dell'Ottocento dall'antico monastero benedettino di San Benedetto di Regina.

Dal punto di vista strutturale, l'episcopio è stato mantenuto per lungo tempo su un unico piano come misura precauzionale contro i terremoti. Gli interni ospitano appartamenti privati, sale di rappresentanza, un oratorio privato e l'archivio della Curia, che custodisce documenti storici risalenti agli ultimi tre secoli. Dopo le distruzioni causate dai sismi del 1887 e del 1905, il palazzo fu riedificato da mons. Salvatore Scanu e infine ricostruito ex novo a metà del XX secolo da mons. Luigi Rinaldi, che ne modernizzò la disposizione interna includendo locali per un centro professionale destinato ai giovani.