Felice Greco

Felice Greco, nato a Catanzaro, è stato un insigne prelato che ha retto le diocesi unificate di Bisignano e San Marco Argentano dal 1824 al 1840. Prima della sua elevazione all’episcopato, egli aveva maturato una solida esperienza amministrativa ricoprendo gli incarichi di Decano e Vicario capitolare della Cattedrale di Catanzaro. La sua nomina alla cattedra vescovile fu ratificata il 3 maggio 1824 e la sua consacrazione solenne avvenne a Roma, presso la Basilica dei SS. XII Apostoli, il 9 maggio dello stesso anno per mano del cardinale Francesco Bertazzoli. In virtù del suo ufficio, egli detenne inoltre i titoli feudali di barone di Santa Sofia e di Mongrassano, nonché quello di abate commendatario di San Pietro e Donato.
Il suo lungo mandato fu caratterizzato da un profondo impegno nel restauro e nell'abbellimento del patrimonio edilizio diocesano, duramente messo alla prova dai violenti terremoti del 1832 e del 1836. A Bisignano, monsignor Greco fece rinnovare in stile neoclassico la facciata della Cattedrale e commissionò al pittore Marzio Castagnaro la decorazione dei saloni del palazzo vescovile. Di particolare rilievo storico fu la sua decisione di recuperare un raffinato portale gotico dalla soppressa abbazia di Regina per collocarlo all'ingresso dell'atrio dell'episcopio bisignanese. Parallelamente, si adoperò per il completamento delle volte laterali nella cattedrale di San Marco Argentano e per la costruzione, a proprie spese, del Santuario di Maria Santissima del Pettoruto, ottenendo per quest'ultimo la rinuncia al patronato regio.
Sotto il profilo pastorale e culturale, il vescovo Greco si distinse per il fervore profuso nella formazione del clero, riaprendo i seminari dopo le chiusure del decennio francese e inviando a Napoli i quattro migliori alunni, a spese proprie e della diocesi, affinché si specializzassero per diventare futuri insegnanti. Ottenne inoltre dalla Santa Sede il prestigioso privilegio per i canonici di entrambi i capitoli di fregiarsi dell'insegna della cappa magna. Descritto dalle cronache come un pastore di rara pietà e "anima bella e soave", concluse il suo ministero terreno a San Marco Argentano il 22 febbraio 1840.