San Daniele Fasanella

Da Besidiae.
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San Daniele Fasanella (Belvedere Marittimo, XII secolo – Ceuta, 10 o 13 ottobre 1227) è stato un eminente sacerdote e frate minore calabrese, annoverato tra i protomartiri dell'Ordine francescano e venerato come patrono e protettore della città di Bisignano. Originario di una nobile stirpe di Belvedere Marittimo, manifestò precocemente la sua vocazione religiosa e succedette al Beato Pietro Cathin nella guida della comunità francescana di Bisignano, stabilendosi presso l'antico convento di San Francesco, oggi noto come Santuario di Sant'Umile. In questo cenobio di spiritualità e preghiera, Daniele coordinò l'attività dei frati, preparando il terreno per la missione evangelizzatrice che lo avrebbe portato a testimoniare la fede cristiana in terre lontane.

La sua missione ebbe una svolta drammatica nel 1227 quando, spinto da un ardente fervore mistico, si pose alla guida di un gruppo di sei compagni (Samuele, Angelo, Leone, Niccolò, Domno e Ugolino) per diffondere il Vangelo in Nord Africa. Giunti a Ceuta, nell'attuale Marocco, i missionari furono catturati e, dopo aver rifiutato di rinnegare la propria fede nonostante le torture, vennero condannati alla decapitazione. Il sacrificio di Daniele e dei suoi compagni ebbe una risonanza vastissima, tanto che la loro memoria è rimasta scolpita nell'identità del francescanesimo calabrese, che ha assunto il nome di Provincia dei Sette Martiri proprio in loro onore.

Il legame tra il Santo e Bisignano si è consolidato nei secoli attraverso forme di devozione profonda e solenni riconoscimenti istituzionali. Monsignor Salvatore Scanu, vescovo delle diocesi unite di San Marco e Bisignano, celebrò la riconsacrazione della Cattedrale di Bisignano dedicandola ufficialmente a San Daniele Fasanella. Sotto il profilo iconografico, il suo martirio è celebrato in una celebre tela attribuita alla scuola di Luca Giordano, custodita nella Chiesa della Riforma, che raffigura il momento in cui il Santo riceve un fendente di scimitarra sulla testa calva. La pietà popolare gli attribuisce inoltre prodigi legati alla sua terra natale, come la sorgente miracolosa scaturita presso lo scoglio della Valletta a Belvedere al momento della sua partenza per le missioni.