Pompeo Bello

Da Besidiae.
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Pompeo Bello (indicato in alcune fonti anche come Belo) fu un autorevole vescovo cattolico di origini romane che resse la diocesi di Bisignano tra il 1575 e il 1584. Prima di essere elevato alla dignità episcopale, egli aveva maturato una profonda esperienza nell'amministrazione ecclesiastica del Regno di Napoli, avendo ricoperto l'incarico di vicario generale dell'arcivescovo di Cosenza, monsignor Telesio, nel 1557 e, successivamente, quello di vicario presso la diocesi di Lecce nel 1571. La sua nomina alla cattedra bisignanese fu ratificata da papa Gregorio XIII il 2 dicembre 1575, succedendo a Giovanni Andrea Signati, il cui brevissimo mandato era terminato solo poche settimane prima.

L'episcopato di monsignor Bello si inserì in una fase storica di fondamentale importanza per la Chiesa cattolica, caratterizzata dalla piena attuazione dei decreti del Concilio di Trento. In questo contesto di Riforma Cattolica, il presule si adoperò per consolidare le opere intraprese dal suo predecessore, Prospero Vitaliano, puntando con decisione sull'elevazione della disciplina del clero, sulla sorveglianza contro le eresie e sull'obbligo di residenza dei vescovi. Sebbene le cronache dell'epoca siano avare di dettagli sulle singole iniziative pastorali, è documentato il suo impegno nella promozione della moralizzazione del clero e nella convocazione di sinodi diocesani, strumenti essenziali per allineare la sede calabrese ai nuovi standard normativi stabiliti dalla Santa Sede.

Sotto il profilo civile e dello sviluppo del territorio, Pompeo Bello si distinse per un importante atto amministrativo il 24 ottobre 1576, quando concesse all'Università di Bisignano il diritto di costruire una loggia presso il mercato di Soverano, area di pertinenza vescovile. Tale intervento fu finalizzato a favorire il commercio e la crescita economica legata alle fiere locali, evidenziando il ruolo del vescovo-barone come garante della stabilità non solo spirituale ma anche sociale della valle del Crati. Identificato araldicamente da uno stemma con campo d’oro e una banda di verde caricata da tre api al naturale, monsignor Bello concluse il suo ministero terreno nel 1584. La sua memoria e quella del suo illustre casato sono preservate da un'iscrizione monumentale posta dal fratello Ottavio presso la chiesa di Aracoeli (o, secondo altre fonti, in Santa Maria sopra Minerva) a Roma, dove è ricordato come un pastore vigilante e integro.

Fonti bibliografiche