Pietro
Pietro, vescovo di Bisignano, resse la cattedra episcopale nella metà del XIII secolo, con un mandato che la storiografia locale, sulla base degli studi del canonico Leopoldo Pagano e di altri autori, colloca tradizionalmente tra il 1246 e il 1253. Sebbene alcune ricostruzioni lo indichino come nominato da papa Innocenzo IV nel 1246, evidenze documentarie tratte dai registri pontifici dimostrano che egli fosse già attivamente in carica nel settembre 1235 sotto il pontificato di Gregorio IX.
Durante il suo ministero, Pietro si distinse come una figura di fiducia per la Santa Sede, venendo incaricato di dirimere complesse questioni giurisdizionali nel Mezzogiorno svevo, come il tentativo di far desistere i canonici di Reggio Calabria dalla pretesa di confermare l’elezione dei vescovi suffraganei. Nel 1236 ricevette il mandato di citare presso la Sede Apostolica i priori dei monasteri di San Vincenzo presso Montalto, San Michele di Fuscaldo e Santa Maria delle Fosse presso Paola, che rifiutavano di sottomettersi all'autorità dell'arcivescovo di Cosenza. Due anni più tardi, nel 1238, fu delegato a condurre un'inchiesta sulla salute fisica e psichica e sui presunti delitti del vescovo di Martirano.
Il suo episcopato si svolse in un periodo di forti tensioni tra il papato e l'imperatore Federico II di Svevia, e Pietro è documentato come fermamente presente al suo posto nel 1239, anno in cui la sede di Bisignano non risultava tra quelle vacanti nonostante le pressioni imperiali sulle libertà ecclesiastiche. Il suo mandato si concluse verosimilmente intorno al 1253, lasciando la cattedra vacante fino alla nomina del successore, il francescano Ranuccio, avvenuta nell'ottobre del 1254.