Bernardino Ferrari

Da Besidiae.
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Bernardino Ferrari (menzionato anche come de Ferraris o con il cognome Trentacapilli) fu un'eminente figura ecclesiastica che occupò la cattedra vescovile di Bisignano tra il 1486 e il 1498. Sebbene alcune fonti lo indichino come patrizio di Cosenza, la bolla ufficiale di nomina e diversi documenti aragonesi ne attestano le origini presso la città di Acri. Figlio di Carlo Ferrari, apparteneva a una famiglia di rilievo che includeva i fratelli Fabrizio, Geronimo, Ranuccio e Francesco, quest'ultimo spesso omesso dalle cronache dell'epoca a causa del coinvolgimento in vicende politiche rischiose. La sua elevazione al rango episcopale fu sancita da papa Innocenzo VIII il 22 settembre 1486 (sebbene alcune fonti posticipino la data al giugno 1487), succedendo al defunto vescovo Giovanni de'Freddi Pennati.

L'episcopato di Bernardino Ferrari si svolse in un periodo di forti tensioni nel Regno di Napoli, caratterizzato dalla Congiura dei Baroni contro re Ferrante I d’Aragona. Nonostante le turbolenze politiche, il presule riuscì a mantenere un rapporto di fiducia con la corona aragonese, agendo come consigliere regio. Grazie a tale influenza, ottenne nel 1487 un indulto generale per la propria famiglia, che portò alla restituzione di beni e cariche prestigiose come la mostrodattia di Luzzi e la catapania di Acri. Un evento di particolare rilievo giuridico e amministrativo del suo mandato fu la riconquista della giurisdizione sulla comunità ebraica di Bisignano (la Giudecca); nel marzo 1488, infatti, il sovrano restituì formalmente al vescovo tale prerogativa, che costituiva un'antica pertinenza della mensa vescovile.

Sotto il profilo istituzionale, la sua autorità fu tale da permettergli di intervenire in importanti cerimonie di Stato, come l'incoronazione di re Alfonso II avvenuta nel 1494. La sua figura, pur talvolta trascurata dalle cronotassi classiche, è stata rivalutata dagli storici moderni come esempio di pastore capace di tutelare gli interessi della Chiesa in un'epoca di profondi stravolgimenti feudali. Lo stemma araldico attribuito al suo episcopato è caratterizzato da un campo d'azzurro con un compasso d'oro aperto, sormontato da tre stelle e posto sopra un monte di tre cime. Bernardino Ferrari concluse il suo ministero terreno nel 1498, lasciando la guida della diocesi al successore Francesco Piccolomini d'Aragona.

Fonti bibliografiche