Albanesi di Calabria

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Albanesi di Calabria

Alfonso Barone - Antonello Savaglio - Francesco Barone, Albanesi di Calabria, Montalto Uffugo, 2000

L'opera, frutto della collaborazione tra Alfonso Barone, Antonello Savaglio e Francesco Barone, intitolata Albanesi di Calabria: Capitoli, Grazie ed Immunità, si concentra sul ruolo della Chiesa e sulla politica dei Principi Sanseverino di Bisignano tra il XV e il XVI secolo. Nello specifico, l'articolo di Alfonso Barone analizza le Capitolazioni dei vescovi e degli abati delle diocesi di Rossano, Bisignano e Cosenza con gli Albanesi insediatisi nella Sibaritide, esaminando gli aspetti della loro vita civica e la loro condizione giuridico-sociale.

Il libro si inserisce nel contesto della Calabria del Quattrocento, dove la violenza era all'ordine del giorno, e descrive come i profughi Albanesi (Arbereshe), giunti in fuga tra il 1468 e il 1471, furono accolti inizialmente dalla feudalità ecclesiastica, la quale intravedeva vantaggi economici nell'utilizzo di nuove braccia per il disboscamento e il dissodamento di territori sterili.

Le Capitolazioni sono il fulcro dell'analisi, rappresentando una forma di assicurazione per la vita quotidiana e il "diritto pubblico" degli Albanesi, che regolavano i diritti e soprattutto gli onerosi servigi e tributi che le comunità dovevano ai loro signori ecclesiastici o laici. Nonostante le ingiunzioni papali (come quelle di Leone X e Paolo III nel 1534) affinché i vescovi latini non molestassero il clero albanese e il Rito Greco, i contrasti erano frequenti.

L'opera esamina i dettagli degli accordi in diverse località, come S. Demetrio, e in particolare il casale di S. Sofia, feudo del Vescovo di Bisignano. Qui, le famiglie erano soggette a pagamenti vessatori come il casalinaggio e il terraticum. Si evidenzia come alcuni presuli, come Monsignor Francesco Piccolomini d'Aragona (1498-1530), abbiano concesso placet alle richieste degli Arbereshe per alleviare gli abusi e permettere la costruzione di case "de calce et de mena", sebbene il destino del casale fu poi segnato dalle angherie di baroni come Francesco Malizia, che ottenne la giurisdizione criminale.

Il saggio documenta anche la progressiva oppressione subita dagli Albanesi, specialmente sotto gli abati commendatari, i quali, come nel caso di S. Adriano, imposero nuove e durissime capitolazioni che ridussero i vassalli a una condizione simile a quella dei servi della gleba. Infine, vengono trattate le complesse lotte giurisdizionali tra i Principi Sanseverino di Bisignano e l'Arcidiocesi di Cosenza per il possesso di casali come Spezzano Albanese, controversie che si risolsero solo con l'eversione della feudalità in età napoleonica nel 1806.