Nicolò Acerno

Da Besidiae.
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Nicolò de’ Acerno, menzionato nelle fonti anche come Acerbo o Acervo, fu un’eminente figura ecclesiastica e politica del XIV secolo, appartenente a una delle più antiche e prestigiose famiglie aristocratiche di Bisignano. Già canonico del capitolo cattedrale cittadino, fu postulato alla guida della diocesi dagli stessi dignitari locali e ufficialmente confermato da papa Giovanni XXII con una bolla spedita da Avignone il 2 aprile 1319. Ricevette la solenne consacrazione episcopale per mano di Arnaldo, vescovo e cardinale di Albano, venendo descritto dai documenti coevi come un pastore dotato di illibati costumi e profonda preparazione nelle scienze e nelle lettere.

Durante il suo ministero a Bisignano, che si protrasse fino al 1331, Nicolò emerse come una personalità di primissimo piano nella diplomazia e nell'amministrazione del Regno di Napoli; nel 1324 fu infatti nominato consigliere di re Roberto d’Angiò e del duca di Calabria, Carlo d’Angiò, ricoprendo in seguito analoghi incarichi presso la corte ducale di Cosenza per assistere il principe ereditario Carlo III di Durazzo. In seno al Parlamento della Corona, agì come autorevole portavoce delle istanze sociali e delle università calabresi, trasformandosi in un mediatore fondamentale tra le esigenze del territorio e il potere centrale angioino.

Il suo legame con la città natale rimase saldo anche dopo la promozione alla sede vescovile di Nola, avvenuta il 22 ottobre 1331, dove governò fino alla fine dei suoi giorni. In seguito al tragico eccidio del vescovo Federico Pupatillo nel 1339, Nicolò Acerno utilizzò il proprio prestigio presso la Santa Sede e la corona per perorare la causa dei bisignanesi, sostenendo l'estraneità della cittadinanza nel delitto e riuscendo a evitare che la città subisse le durissime punizioni canoniche previste dal decreto di Graziano. La sua carriera si concluse con il decesso, avvenuto a Nola presumibilmente nei primi mesi del 1340.

Fonti bibliografiche