Livio Parladore

Da Besidiae.
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Livio Parladore (Orsogna, 1802 – 1888) è stato un insigne prelato e umanista che ha guidato le diocesi unite di Bisignano e San Marco Argentano per quasi quarant'anni, rappresentando una delle figure più colte e carismatiche della Chiesa calabrese del XIX secolo. Originario di Orsogna, in provincia di Chieti, ricoprì gli incarichi di canonico della cattedrale e rettore del seminario chietino prima di essere nominato vescovo il 29 settembre 1849, succedendo a monsignor Mariano Marsico dopo un periodo di sede vacante. La sua elevazione all'episcopato fu celebrata solennemente il 18 novembre 1849 e, per antica prerogativa, detenne anche i titoli feudali di barone di Santa Sofia e di Mongrassano, oltre a quello di abate commendatario di San Pietro e Donato.

Il suo lungo mandato fu caratterizzato da un profondo impegno nel mecenatismo artistico e nel restauro delle strutture ecclesiastiche, gravemente danneggiate dai sismi che colpirono la Valle del Crati tra il 1850 e il 1860. A San Marco Argentano, monsignor Parladore curò il decoro dell'interno della cattedrale con stucchi e dorature, ricostruendo le cappelle del Sacramento e di San Nicola e arricchendo la sagrestia di preziosi argenti. Nella cattedrale di Bisignano, egli fece realizzare il monumentale altare del Sacramento in marmo e donò paramenti liturgici in lama d’oro e croci foderate d'argento che ancora oggi fanno parte del tesoro diocesano. Sotto il profilo disciplinare, si adoperò per il miglioramento della formazione nei seminari, favorendone la disciplina e dettandone nuove norme.

Parladore è ricordato non solo come amministratore, ma come fine latinista e poeta, definito "monumento di nobiltà e di sapienza". La sua impronta culturale nella vita religiosa di Bisignano è tuttora viva grazie ai canti tradizionali per la Settimana Santa, da lui composti, che vengono eseguiti ancora oggi durante le processioni del Venerdì Santo. Il suo prestigio intellettuale fu riconosciuto anche a livello universale quando, durante il Concilio Vaticano I (1869-1870), intervenne a favore del dogma dell'infallibilità pontificia con discorsi che suscitarono l'ammirazione dei padri conciliari.

Eroica fu la sua dedizione durante l'epidemia di colera del 1855, quando si prodigò personalmente nell'assistenza ai malati e nella somministrazione dei sacramenti, emulando la carità di San Carlo Borromeo. Analogamente, in occasione del disastroso terremoto del 1887, collaborò attivamente con l'amministrazione civile per la gestione delle vittime, acconsentendo a trasformare la collina dei Cappuccini nel cimitero cittadino. A causa di precarie condizioni di salute, si ritirò nel 1880 a Orsogna, dove concluse il suo ministero terreno il 19 settembre 1888.

Fonti bibliografiche