Goffredo Luzzi
Goffredo II Luzzi, esponente della nobile e antica famiglia dei Luzzi (o de’ Luciis), occupò la cattedra episcopale di Bisignano nel periodo compreso tra il 1316 e il 1319. Prima della sua elezione al soglio vescovile, egli aveva maturato una solida esperienza ecclesiastica ricoprendo l'ufficio di arcidiacono della cattedrale e gestendo diversi benefici presso le sedi di Squillace, Cosenza e Napoli. La sua nomina ufficiale avvenne il 14 novembre 1316 per volontà di papa Giovanni XXII, il quale ratificò l'elezione operata dal Capitolo bisignanese con una bolla spedita da Avignone. La solenne consacrazione gli fu conferita il 18 dicembre dello stesso anno dal cardinale Berengario, vescovo di Frascati.
Sotto il profilo familiare, il suo casato traeva prestigio dal possesso dell'omonimo castello situato nel territorio diocesano, di cui il milite Matteo de' Luzzi risultava titolare fin dal 1272. Nonostante la brevità del suo mandato, Goffredo si distinse per un'intensa attività pastorale e amministrativa, dedicandosi con zelo all'educazione religiosa dei fedeli, all'ordinazione di nuovi sacerdoti e alla conduzione di visite sistematiche alle parrocchie della Valle del Crati. La sua autorevolezza istituzionale è ulteriormente confermata dal fatto che, contemporaneamente al suo ministero vescovile, ricoprì l’incarico di decano di Mileto.
Nel quadro della gestione patrimoniale della Chiesa locale, il presule agì con fermezza nella risoluzione di controversie e nella tutela dei beni della Mensa vescovile, garantendo la stabilità dell'istituzione in un'epoca storica complessa. Un atto documentario del 1323 registra un versamento di cinque fiorini d'oro alla Santa Sede a suo nome, probabilmente legato alla restituzione di proventi derivanti da una prebenda a Borrello. L'episcopato di Goffredo Luzzi si concluse con il suo decesso nel 1319, lasciando il ricordo di un pastore capace e devoto che contribuì al benessere della diocesi bisignanese.