Dino Trabalzini
Dino Trabalzini (Montepulciano, 28 aprile 1923 – Roma, 14 luglio 2003) è stato un eminente arcivescovo italiano, ricordato nella storia ecclesiastica calabrese come il principale artefice dell'unificazione tra le sedi di Cosenza e Bisignano. Dopo aver compiuto gli studi a Roma ed essere stato ordinato sacerdote il 5 aprile 1947, esercitò il ministero parrocchiale presso Santa Maria Maggiore e San Luca al Prenestino prima di essere eletto vescovo titolare di Munanziana e ausiliare di Roma nel 1966. Successivamente guidò la diocesi di Rieti e ricoprì incarichi di rilievo presso la Conferenza Episcopale Italiana, occupandosi di ecumenismo e pastorale familiare.
La sua missione in Calabria ebbe inizio il 18 marzo 1980, quando papa Giovanni Paolo II lo nominò arcivescovo di Cosenza e vescovo di Bisignano, incarico che lo portò a gestire la delicata fase di transizione verso la "piena unione" delle due circoscrizioni. Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis, monsignor Trabalzini divenne ufficialmente il primo arcivescovo della nuova Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, segnando la conclusione dell'autonomia millenaria della sede bisignanese. Durante il suo episcopato, durato diciotto anni, si distinse per un'intensa operosità strutturale, promuovendo la costruzione del nuovo Seminario a Rende, la cui prima pietra fu benedetta dal Pontefice durante la storica visita del 1984, e l'apertura di case di spiritualità a Mendicino e Cerisano.
Sotto il profilo pastorale, monsignor Trabalzini diede grande impulso al rinnovamento conciliare celebrando, nel 1994, il primo Sinodo Diocesano del post-concilio e promulgando il relativo Codice di Diritto Diocesano. La sua azione fu costantemente rivolta al sociale e alla legalità, come dimostrano il sostegno alla comunità terapeutica «Il Delfino», la fondazione antiusura «Don Carlo De Cardona» e la redazione di incisive lettere pastorali dedicate al contrasto del fenomeno mafioso. Cultore della pietà popolare e della devozione mariana, elevò la cattedrale cosentina a santuario della Madonna del Pilerio, proclamandola patrona dell’arcidiocesi nel 1988. Dopo aver rassegnato le dimissioni per limiti d'età nel 1998, si ritirò a Roma, dove concluse il suo cammino terreno nel 2003, venendo infine sepolto nella cattedrale di Cosenza.