Confraternita del Santissimo Rosario
La Venerabile Confraternita del Santissimo Rosario di Bisignano è una storica istituzione laicale di natura ecclesiastica la cui attività ebbe inizio ufficialmente nel millesettecentosette per iniziativa dei Padri Domenicani all'interno della loro chiesa conventuale di San Domenico. Sebbene lo Statuto organico del millenovecentotredici ne indichi la fondazione nell'anno millesettecentoquindici, i documenti d'archivio confermano che i primi esercizi spirituali e le pratiche disciplinari venivano già svolti nei locali del convento o nello spogliatoio della preesistente Confraternita dell'Annunziata. Il riconoscimento giuridico ufficiale dell'ente avvenne tramite un Reale Rescritto del millesettecentosettantasette emesso da re Ferdinando IV, che confermò le regole di fondazione volte a promuovere il culto divino verso Maria Santissima e a garantire il suffragio e la sepoltura dei confratelli defunti.
La struttura amministrativa del sodalizio era governata da un Priore, che ne assumeva la rappresentanza legale e vigilava sull'adempimento delle disposizioni statutarie, coadiuvato da due Assistenti e da un Procuratore-cassiere, tutti eletti annualmente a scrutinio segreto dall'assemblea generale composta dai membri maschi non morosi. I requisiti per l'ammissione prevedevano la buona condotta morale, la professione di fede cattolica e un'età non inferiore agli undici anni, con un periodo di noviziato di un anno prima della ricezione definitiva tramite giuramento solenne. I membri erano obbligati a partecipare alle funzioni religiose al suono dei sacri bronzi, a confessarsi almeno una volta l'anno e ad intervenire con il proprio abito tradizionale alle processioni sia religiose che funebri. La divisa cerimoniale consisteva in un sacco di tela bianca completato da una mozzetta o rocchetto di colore nero, inalberando uno stendardo con l'insegna di Maria Santissima del Rosario.
Un aspetto centrale della vita confraternale era legato alle opere di pietà e all'assistenza sociale, che si esplicavano in particolare nella gestione della sepoltura gratuita per i membri e nella celebrazione di numerose messe di suffragio in caso di decesso. La congrega si distingueva per la profonda devozione dimostrata durante i riti della Settimana Santa e del Venerdì Santo, partecipando con i propri misteri a processioni cittadine e praticando funzioni penitenziali come il cosiddetto trivulu, caratterizzato da atti di mortificazione corporale eseguiti con catene e discipline. Storicamente, la nascita e l'espansione della Confraternita del Rosario coincisero con il progressivo declino dell'antica Confraternita della Santissima Annunziata, con la quale sorsero aspre liti legali e controversie riguardanti il possesso delle sepolture e l'uso degli spazi comuni all'interno del complesso domenicano. L'attività del sodalizio, che arrivò ad amministrare rendite significative per il mantenimento del culto e della pubblica beneficenza, rimase funzionale fino al millenovecentocinquantotto, anno in cui cessò definitivamente di operare a seguito della nomina di un commissario straordinario.