Bisignano, società, economia e costumi nel 1600

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Bisignano, società, economia e costumi nel 1600

Rosario D'Alessandro, Bisignano, società, economia e costumi nel 1600, Chiaravalle, Frama Sud, 1984


Di Rosario D'Alessandro, Bisignano, società, economia e costumi nel 1600 si presenta come un’opera fondamentale per la comprensione della complessa e tormentata società della Calabria Citeriore durante il XVII secolo. L'autore offre un’analisi dettagliata delle condizioni economiche, sociali e di costume della cittadina, ponendo un focus particolare sul triennio cruciale 1629-1631.

La forza del lavoro risiede nell'uso intensivo di documenti in massima parte inediti. Il cuore dell'analisi amministrativa è costituito dalla lettura e trascrizione integrale dei bilanci presentati dall’Università (il governo municipale) di Bisignano per gli anni 1630 e 1631. Questi registri, sebbene frammentari (il bilancio del 1631 riporta solo gli introiti e una prima parte delle uscite), fanno emergere aspetti sociali e politici importanti, oltre a precisi dati amministrativi ed economici.

Oltre ai bilanci, l’autore attinge a una vasta gamma di fonti, tra cui le Relationes ad limina dei vescovi di Bisignano (1590-1654), gli atti del Sinodo diocesano del 1630, gli atti processuali per la beatificazione del Beato Umile (1647 e 1689), e numerosi atti notarili e platee. L'analisi del documento amministrativo 1630-31 riprende materiali già pubblicati dall'autore sulla rivista Studi Meridionali.

Il quadro che emerge per Bisignano è quello di una città stretta nella morsa del fiscalismo e del declino demografico. I bilanci rivelano una situazione di disavanzo cronico: nel 1630, l’esito (675 ducati) superava l’introito (580 ducati) con un passivo di oltre 94 ducati. Questo disagio amministrativo e finanziario era endemico tra le Università calabresi.

Il Seicento fu caratterizzato da una generale contrazione demografica, aggravata da inasprimenti fiscali, dalla peste del 1630 e 1656, e dal terremoto del 1638. Bisignano vide un crollo drastico dei fuochi (nuclei familiari tassabili): dai 1447 del 1561 si passò ai 600 effettivi nel 1631. La pressione fiscale era talmente esasperata che costringeva gran parte della popolazione a fuggire, come lamentato anche dagli esattori. La città, in uno scenario "apocalittico" post-terremoto, era talmente spopolata che nel 1634 non riusciva a fornire nemmeno dieci persone per il servizio militare richiesto dall'erario del Principe.

L'Università era costretta a imporre tasse gravose, ad esempio 25 grana a fuoco al mese, per far fronte ai costi del soccorso della Cavalleria, all’utensilio del Sergente Maggiore e al soldo del Capitano del Battaglione.

Il libro analizza l'assetto sociale e amministrativo, notando che il governo della città era retto congiuntamente dal Sindaco e sei Eletti dei Nobili e dal Sindaco e sei Eletti degli Honorati. La ricostituzione del sedile chiuso di nobiltà nel 1645 mirava a difendere la classe nobiliare dall’emergente e ricca borghesia degli Honorati.

Dettagli preziosi sulla vita quotidiana e l'economia locale sono forniti attraverso l’analisi dei prezzi di beni e servizi. Troviamo il costo di generi alimentari (un tumulo di grano costava 13 carlini), spese di trasporto (andare a Roma costava 54 ducati), e persino il costo di prestazioni artigianali, come i 25 ducati spesi nel 1630 per riparare l'orologio cittadino (situato sul bastione occidentale del Castello). L'opera documenta anche il mercato dell'usato e i fenomeni sociali come la diffusione dei trovatelli (giettatelli).

Un elemento di interesse è la gestione della cosa pubblica, che in modo trasparente nei bilanci del tempo ammetteva il pagamento di "bustarelle" ("regalo") per "non strapazzarli" (non subire maltrattamenti) al Regio Tesoriere.

L’autore si propone di restituire il Beato Umile (Lucantonio Pirozzo) al suo tempo storico, inquadrandolo come un cittadino del ceto degli Honorati e non come il "poverello ignorante" descritto dall'agiografia tradizionale. I Pirozzo appartenevano a una famiglia con una consistente ricchezza patrimoniale.

La ricerca include una potenziale ricostruzione urbanistica, citando l'esistenza di strutture civiche e religiose importanti, oggi in parte scomparse, come il castello sulla collina La Motta, le diverse porte cittadine, e la vivace attività commerciale concentrata nella piazza e nei quartieri come Santa Zaccaria.