La Platea del 1508 è un documento di fondamentale importanza per comprendere la storia e la struttura della Diocesi di Bisignano all'inizio del XVI secolo. Questo inventario fu redatto per volontà del vescovo Francesco Piccolomini d'Aragona, che resse la cattedra bisignanese per un lungo periodo, dal 1498 fino al 1530. Monsignor Piccolomini, appartenente a una nobile e ricca famiglia (era figlio dei Duchi di Amalfi e cognato del Principe di Bisignano Bernardino I Sanseverino), si distinse per la sua sagacia amministrativa.

La compilazione materiale della Platea, descritta come "Antiquissima Platea Episcopatus Bisinianensis, omnium eius bonorum, immobilium, reddituum, iurium descripta...", fu affidata al canonico tesoriere D. Floreado (o Niccolò) de Leonardis. L'obiettivo principale di questo lavoro era quello di compilare un inventario dettagliato di tutti i beni, proprietà immobiliari, rendite e diritti appartenenti alla mensa vescovile o alla Diocesi di Bisignano.

La Platea del 1508 si rivelò uno strumento prezioso per l'amministrazione del patrimonio diocesano, contribuendo a definire chiaramente i beni, i feudi, le terre, le risorse e persino i "fuochi" (famiglie/abitazioni) compresi nella Diocesi. Questo lavoro fu considerato particolarmente utile e pregevole perché mirava a evitare o risolvere le numerose liti e controversie che frequentemente sorgevano con gli abitanti dei territori limitrofi, con i baroni, con altre diocesi e con le università confinanti.

In relazione specifica con Bisignano, il documento non solo inventariava le proprietà e i diritti, ma forniva anche dettagli topografici e sociali. Ad esempio, menzionava la presenza di specifici luoghi come il vico dei "pignatari" (vasai), dove si trovavano la chiesa della Santissima Trinità e la chiesa di Tutti Santi. Attesta inoltre, per la prima volta in relazione a Bisignano, la presenza della famiglia Pirozzi.

La Platea del 1508 è vista dalle fonti come una continuazione o conferma del più antico inventario redatto dal vescovo Ruffino nel XIII secolo. Molti dei diritti episcopali (sulle persone e sulle cose) registrati nella Platea duecentesca ricompaiono sostanzialmente invariati nel documento del 1508, che serve a chiarire o confermare i riferimenti presenti nell'inventario più antico. Questa continuità documenta la sedimentazione di norme comportamentali e consuetudini nel territorio bisignanese.

Considerata un "prezioso documento", la Platea del 1508 non è solo un registro patrimoniale, ma una fonte essenziale per analizzare le condizioni economiche e sociali, i rapporti e i vincoli sociali all'interno della comunità bisignanese di quel periodo. La sua importanza perdurò nel tempo, venendo citata anche in controversie successive, come quella relativa agli "Estraterritorij" nel 1709.