Roberto (dei Britti)
Roberto (dei Britti), menzionato nelle fonti anche come Ruberto o Ruperto, risedette sulla cattedra episcopale di Bisignano tra gli anni 1192 e 1221, rappresentando una figura di eccezionale rilievo politico, militare e istituzionale. Il suo mandato è indissolubilmente legato alla solenne Bolla di papa Celestino III del 13 aprile 1192, documento fondamentale che sancì la definitiva delimitazione della diocesi e la sua diretta soggezione alla Santa Sede (immediate subiecta). Sotto il suo episcopato, la Chiesa bisignanese fu trasformata in una vera e propria Diocesi-Baronia, acquisendo un imponente prestigio feudale grazie alla concessione di cinque casali: San Benedetto, Alimusti, Appio, Pedelato e Santa Sofia. Tale investimento territoriale fu ratificato dal re Tancredi d'Altavilla, il quale insignì ufficialmente il vescovo Roberto del titolo di Barone di Santa Sofia, privilegio che i suoi successori avrebbero conservato formalmente per secoli.
Oltre al suo ruolo di amministratore, Roberto si distinse come vescovo-guerriero, partecipando attivamente alle vicende belliche del Mezzogiorno normanno al fianco del pontefice e contro l'imperatore Enrico VI, segnalandosi per il valore dimostrato sui campi di battaglia di Castrovillari e della Valle del Crati. La sua autorità fu ulteriormente consolidata dalla partecipazione al Concilio Lateranense IV del 1215, presieduto da papa Innocenzo III, durante il quale fu riconfermato il privilegio secondo cui la nomina del vescovo di Bisignano spettava esclusivamente al suffragio dei quaranta canonici del Capitolo, escludendo interferenze esterne del laicato o del baronato. La sua opera di codificazione dei beni e dei diritti della Mensa Vescovile, unita alla sua discendenza dalla nobile famiglia bisignanese dei Britti, fece di lui il principale architetto della potenza temporale della Chiesa locale durante la transizione tra l'epoca normanna e quella sveva.