Il testamento di Mons. Bonaventura Sculco : un atto filantropico nella Bisignano del Settecento

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Il testamento di Mons. Bonaventura Sculco : un atto filantropico nella Bisignano del Settecento

Alfonso Barone, Il testamento di Mons. Bonaventura Sculco : un atto filantropico nella Bisignano del Settecento in Rogerius : bollettino dell'Istituto della biblioteca calabrese : periodico di cultura e bibliografia, A. 4, n. 2 (lug.-dic.. 2001), p. 5-25

L'articolo di Alfonso Barone è dedicato all'analisi del testamento di Monsignor Bonaventura Sculco, Vescovo di Bisignano dal 1745 al 1781, una delle figure più interessanti a guidare questa antica Diocesi.

Nato a Crotone nel 1708, Sculco proveniva da una nobile famiglia nota per il suo attaccamento alle humanae litterae e per il mecenatismo, e si formò a Roma per sedici anni. Durante il suo episcopato, egli affrontò la povertà della diocesi, la carestia del 1764 e il terremoto del 1767, che rovinò la facciata della Cattedrale, e si occupò di controversie legali come il "Legato Alitto", un lascito destinato alla costruzione di un monastero. Sculco fu una persona dotta e di cultura che promosse attivamente la diffusione del "bello", finanziando la costruzione dei saloni del Seminario di Bisignano e favorendo lo sviluppo di una vita intellettuale con la creazione di un piccolo museo di storia naturale e una cospicua raccolta numismatica. Il Vescovo promosse anche la costruzione di un ospedale ad Acri nel 1759. La sua opera filantropica per eccellenza fu l'istituzione di una Biblioteca Pubblica nel Palazzo Vescovile di Bisignano, nella quale fece confluire parte del suo fondo librario, stimato in circa 2000 volumi. L'istituzione, aperta anche al pubblico dei paesi vicini, si configurava come un importante atto di impegno civico e letterario, e la sua fondazione è ricordata da una lapide del 1765. Nel suo testamento lografo del 1779, aperto dopo la sua morte avvenuta ad Acri nel 1781, Sculco lasciò disposizioni dettagliate per il mantenimento della biblioteca, assegnandole una rendita annuale di 30 ducati e nominando il Tesoriere Domenico Cassano come bibliotecario, con l'obbligo di tenere la libreria aperta due giorni la settimana per permettere a chiunque volesse di studiare. Egli raccomandò espressamente ai futuri vescovi di Bisignano di vigilare affinché i libri non andassero perduti. Il patrimonio sacro fu trasferito al Capitolo di Bisignano e furono previsti numerosi legati in denaro, inclusi lasciti ai poveri di Bisignano, Acri e Santa Sofia. Inoltre, Monsignor Sculco donò ai suoi successori i mobili e gli arredi (come le ventinove teste dipinte in carta secondo l'originale di Raffaello d'Urbino, e numerosi oggetti preziosi con rifiniture dorate), che aveva acquistato personalmente per i tre palazzi vescovili di Bisignano, Acri e Santa Sofia, che aveva trovato sprovvisti. Nonostante l'organizzazione impeccabile della Diocesi al momento della sua morte, il documento evidenzia come l'indolenza dei successori e le vicende storiche abbiano successivamente causato il degrado dell'immenso patrimonio lasciato dal munifico Vescovo, lasciando oggi solo tracce della ricca biblioteca.