Il comune e i sindaci di Bisignano dal 1809 al 1870, brevi cenni storici, biografici e genealogici
Alfonso Barone, Il comune e i sindaci di Bisignano dal 1809 al 1870, brevi cenni storici, biografici e genealogici in Nobiltà : rivista di araldica, genealogia, ordini cavallereschi. A 20 (mag.-ago.2013), n. 114-115, P. 359-374
L'articolo di Alfonso Barone, intitolato "Il comune e i sindaci di Bisignano dal 1809 al 1870", si presenta come un'analisi che fornisce brevi cenni storici, biografici e genealogici sull'amministrazione cittadina durante un periodo di grandi trasformazioni. L'occupazione francese del Regno di Napoli portò alla sostituzione dei vecchi "Sedili" di Nobiltà con il moderno Comune. Nonostante questa modernizzazione istituzionale, la guida del paese, inclusa Bisignano, rimase in larga parte nelle mani delle antiche famiglie locali, discendenti dai casati iscritti al primo Sedile che avevano già governato la città fin dal XVI secolo.
Gli anni compresi tra il 1809 e il 1870 furono un'epoca di profondi cambiamenti, segnata dal ritorno dei Borboni, dall'unione delle diocesi di Bisignano e San Marco Argentano nel 1818, dalla partecipazione di alcuni esponenti di casati locali ai moti carbonari e, infine, dall'integrazione delle province meridionali nel neonato Regno d'Italia. Bisignano era, in quel periodo, un centro turbolento, afflitto da rapine, stupri e numerosi omicidi. La comunità doveva affrontare anche ricorrenti problemi di salute pubblica, come le epidemie di colera e vaiolo, causate dalla grave carenza igienica che vedeva animali domestici circolare liberamente per le strade.
Il Comune era affetto da una cronica mancanza di denaro che paralizzava ogni iniziativa di miglioramento, e gli amministratori dovevano gestire costantemente l'emergenza idrica dovuta alla carenza di acqua potabile e le frequenti inondazioni dei torrenti locali (Moccone, Duglia e Crati), che devastavano i terreni agricoli. Dopo l'unità nazionale, l'assetto municipale fu destabilizzato da episodi di insubordinazione, culminati in una "cospirazione" scoperta nell'aprile del 1861 che coinvolse anche membri del notabilato locale. L'articolo evidenzia come, pur nelle lotte politiche, i sindaci – tra cui l'avvocato e intellettuale Luigi Barone, il medico Pasquale Grandoni, o i partecipanti ai moti del '48 come Filippo Gallo e Giuseppe Fasanella – provenivano da famiglie fortemente interconnesse tra loro attraverso legami matrimoniali e l'usanza di essere padrini di battesimo e cresima. In seguito alla repressione del brigantaggio, l'amministrazione rese un pubblico riconoscimento al maggiore Pietro Fumel per aver disperso le bande, conferendogli la cittadinanza onoraria.