Il 1799 nella media valle del Crati
Alfonso Barone, Il 1799 nella media valle del Crati estratto da Il Serratore : bimestrale di vita, storia, cultura e tradizioni di Corigliano e della Sibaritide, A. 13, n. 62 (2000), pp. 36 - 39
L'articolo di Alfonso Barone affronta il periodo turbolento del 1799 nella media valle del Crati, descrivendo la rivolta giacobina e la conseguente reazione sanfedista nei territori del Principato di Bisignano e Tarsia, all'epoca infeudati alle potenti casate Sanseverino e Spinelli.
In queste aree interne della Provincia cosentina, i fermenti giacobini incontrarono inizialmente una forte opposizione e difficoltà a radicarsi nella popolazione, tanto che centri come Acri rimasero quasi avulsi dal contesto generale. Bisignano, al contrario, divenne un centro nevralgico della rivolta, che si accese contemporaneamente a Cosenza. Qui, il magnifico Giacomo La Cioppa sfruttò l'assenza del principe e del vescovo Varano per piantare l'Albero della Libertà. La sua azione si estese a San Lorenzo del Vallo, dove fu oggetto di una congiura ordita per assassinarlo e impedirgli di diffondere gli ideali repubblicani. Nonostante i tentativi di resistenza realista, come quello della gentildonna Marianna Rossi, il bisignanese continuò l'opera di "democratizzare la popolazione". La successiva municipalità democratica, tuttavia, si distinse per aver mantenuto in vita antiche consuetudini monarchiche. Il credo giacobino ottenne maggiore successo nei vicini abitati di Spezzano Albanese e Terranova, dove la ribellione fu motivata non tanto dagli ideali politici, quanto dalle gravose imposizioni fiscali e dalla necessità di cancellare crediti e uno status di miseria ancestrale. Questo malcontento sfociò nel saccheggio della dimora di Gennaro di Fiore, funzionario addetto all'esazione della tassa catastale. La fine dell'incerto tentativo repubblicano fu determinata dalle lotte intestine e dall'arrivo del cardinale Fabrizio Ruffo. A Bisignano, il patrizio Nicola Trentacapilli, approfittando della carestia, convinse la popolazione a tornare sotto i Borboni, promettendo e fornendo immediatamente l'abbondanza di grano per il pane. Trentacapilli ordinò quindi il taglio dell'albero della libertà. Bisignano divenne un nodo cruciale per l'Armata Cristiana, ospitando le truppe sanfediste e lo stesso Cardinale Ruffo, con l'onere del mantenimento a carico del sindaco Saverio Luzzi. La controrivoluzione vide a San Lorenzo del Vallo la popolazione accogliere in tripudio il ritorno borbonico, mentre a Spezzano, Vincenzo Tarsia non solo abbatté l'albero repubblicano, ma si distinse finanziando e guidando una compagnia di realisti che partecipò alla riconquista di diverse città, tra cui Rotondella, Matera e la formidabile Altamura. Il saggio conclude con un esempio di magnanimità a Terranova, dove il governatore Pasquale de Laurentiis liberò i cittadini carcerati per il mancato pagamento delle tasse, contravvenendo ai decreti provinciali per evitare l'irritamento del popolo e aiutare i poveri.