Giovan Battista de Paola

Da Besidiae.
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Giovan Battista de Paola (Montalto, 1576 – Bisignano, 1657) è stato un autorevole e longevo prelato della Calabria del XVII secolo, appartenente all'illustre e antica stirpe dei de Paola di Montalto, famiglia di rango baronale e feudataria di Buonvicino. Figlio di Fabio de Paola e Livia D'Alimena, ricevette una solida formazione a Roma dove conseguì il dottorato in utroque iure, ricoprendo in seguito gli incarichi di Protonotario Apostolico e di abate di San Michele Arcangelo in San Sisto e Vaccarizzo. La sua elevazione alla cattedra vescovile di Bisignano fu sancita da papa Urbano VIII il 17 maggio 1626, succedendo ad Alderano Bellatto, e prese possesso ufficiale della diocesi-baronia il 27 giugno dello stesso anno.

Il suo episcopato, protrattosi per oltre un trentennio, si inserì nel vivo clima della Controriforma e fu caratterizzato da un forte impegno verso l'istruzione e il rinnovamento religioso, testimoniato dal decisivo sostegno all'insediamento dell'ordine degli Scolopi a Bisignano nel 1627. Insieme al principe Luigi I Sanseverino, monsignor de Paola concesse ai padri delle Scuole Pie benefici e terreni per la costruzione del loro collegio, un atto che si rivelò fondamentale per lo sviluppo educativo e culturale della Valle del Crati. Tuttavia, il suo mandato fu segnato da prove durissime e calamità naturali, tra cui il catastrofico terremoto del 27 marzo 1638 che distrusse gran parte della città, danneggiando gravemente la Cattedrale e l'episcopio e portando alla proclamazione solenne di santi protettori quali San Giuseppe e San Francesco di Paola. Le cronache del tempo riflettono la decadenza economica e demografica di quegli anni, evidenziata dalla certificazione dello stesso vescovo che nel 1634 descriveva la città come talmente deserta da rendere impossibile il reclutamento di soldati.

Sotto il profilo amministrativo e giurisdizionale, il governo di monsignor de Paola fu funestato da aspri contrasti sia con il potere laico che con le gerarchie ecclesiastiche interne, come dimostrano le denunce per malgoverno inviate al pontefice dai sindaci e dai nobili locali nel 1646 e nel 1649. Il presule dovette affrontare la rigorosa Visita Apostolica del 1630 condotta da monsignor Andrea Pierbenedetto, che mise in luce abusi diffusi legati all'immunità clericale e alle donazioni simulate, oltre a scontrarsi duramente con il Capitolo e la confraternita dell'Immacolata Concezione. Anche i rapporti con la Casa Sanseverino furono tesi, culminando nel divieto imposto dal principe nel 1643 di ordinare nuovi chierici per frenare l'erosione della base imponibile fiscale. Giovan Battista de Paola concluse la sua missione terrena il 6 novembre 1657, dopo aver assistito alla devastante peste del 1656 che decimò la popolazione della diocesi.

Fonti bibliografiche