Domenico di Somma
Domenico di Somma (menzionato nelle fonti anche come Domenico de Summo), prelato originario di Cremona, occupò la cattedra di vescovo-barone di Bisignano tra il 1549 e il 1558. Già canonico della chiesa di San Lorenzo in Damaso a Roma, dove prestò servizio come accolito cappellano e membro della corte cardinalizia, ricevette la nomina ufficiale alla sede bisignanese il 13 marzo 1549, succedendo a Nicolò Gaetano. Durante il suo governo pastorale, egli si distinse per i costanti e fruttuosi rapporti con il principe Pietrantonio Sanseverino, con il quale collaborò attivamente per favorire il ripopolamento dei territori della diocesi e dei feudi del Principato attraverso l'insediamento di nuovi nuclei di profughi albanesi.
Sotto il profilo della difesa dottrinale, in pieno clima di Controriforma, Domenico di Somma affidò la gestione del Tribunale dell’Inquisizione locale ai Gesuiti, presenti in città tra il 1546 e il 1560, con il compito di convertire o perseguire gli eretici in conformità alle direttive della Sede Apostolica e ai bandi della corona spagnola. Il suo ministero si concluse con il decesso avvenuto a Roma il 24 dicembre 1558, dopo un decennio dedicato all'amministrazione della Chiesa calabrese. Domenico di Somma fu sepolto nella basilica di San Lorenzo in Damaso, dove un monumento funebre e un epitaffio solenne ricordano ancora oggi la sua figura e il suo legame con l'aristocrazia e la curia romana.