Devozione e culto a San Francesco di Paola nella città di Bisignano

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Devozione e culto a San Francesco di Paola nella città di Bisignano

Luigi Falcone, Devozione e culto a San Francesco di Paola nella città di Bisignano in Fede, pieta, religiosita popolare e san Francesco di Paola : atti del 2. Convegno internazionale di studio : Paola, 7-9 dicembre 1990, P. 442-451

Questo estratto di Luigi Falcone intitolato Devozione e culto a San Francesco di Paola nella città di Bisignano e nel territorio diocesano è un saggio fondamentale pubblicato nel 1992 e tratto dagli Atti del II Convegno Internazionale di studio di Paola. L'opera si concentra sull'analisi della fede sulla pietà la religiosità popolare e le tradizioni del popolo bisignanese nei confronti di colui che può essere definito il Santo calabrese per eccellenza. Il testo documenta come i cittadini di Bisignano si siano rivolti costantemente a San Francesco in ogni circostanza storica lieta o triste invocandolo come Santo protettore. La sua protezione fu richiesta già nel violento terremoto del 1638 e il Santo fu scelto protettore della città dopo il furioso terremoto del 1767 che diede origine alla festa votiva del 14 luglio. Esiste anche una seconda festa votiva annuale che commemora il terremoto del 3 dicembre 1887.

L'autore descrive in dettaglio le processioni ordinarie piene di calca e popolari che si svolgono il 2 aprile e il 14 luglio e la pia pratica penitenziale del cosiddetto tribolo o trivulu celebrata in forma penitenziale per la prolungata siccità o per eccesso di pioggia. Tale rito coinvolge membri incappucciati delle confraternite che si flagellano e chiedono la grazia nella chiesa di San Francesco, rito che si tiene per tre sere consecutive ed è seguito da un triduo di ringraziamento se l'aiuto del Santo è stato efficace.

Falcone traccia anche la storia del convento di Santa Maria di Coraca dei Minimi, abbandonato nel 1809, e riporta il documento ufficiale del 1790 in cui l'Università cittadina implorava il Re per la manutenzione del monastero riconoscendolo come il più utile il più vantaggioso e il più bene accetto al pubblico anche grazie alla sua funzione educativa con le scuole e gli studi di Belle Lettere e un'antica accademia di scienze. Il saggio inoltre sottolinea la potenza taumaturgica del Santo riportando un miracolo straordinario accaduto a Sant'Agata d'Esaro nel 1855, un evento che fu oggetto di un'accurata inchiesta canonica da parte del vescovo Monsignor Livio Parladore. L'indagine infine allarga l'ambito territoriale elencando i centri diocesani che ospitarono chiese o conventi dei Minimi dedicati a San Francesco tra cui Acri Luzzi e Regina. L'opera nel suo complesso rinnova la memoria del patrocinio e della intercessione di San Francesco e celebra i legami che continuano a costituire il supporto culturale e cultuale attorno alla figura del Taumaturgo di Calabria.