Bernardo del Nero dei Medici
Bernardo del Nero dei Medici (Firenze, 1552 – Fiesole, 1619) fu un eminente prelato dell’Ordine dei Predicatori che resse la diocesi di Bisignano tra il 1598 e il 1607. Appartenente a una nobile stirpe fiorentina, era figlio di Simone del Nero e di una Medici, sorella del cardinale Alessandro che sarebbe in seguito asceso al soglio pontificio come papa Leone XI. La sua formazione religiosa e intellettuale si compì nel convento di San Domenico di Fiesole, dove si distinse per l'unione tra il fervore negli studi letterari e una profonda pietà personale, ricoprendo successivamente la carica di priore in diversi conventi della provincia romana. La sua elevazione all'episcopato avvenne il 25 maggio 1598 per volontà di papa Clemente VIII, succedendo a monsignor Domenico Petrucci (o a un vescovo Pietro citato in alcuni registri come deceduto nello stesso anno).
Il mandato di monsignor del Nero a Bisignano fu caratterizzato da una sapiente azione pastorale e istituzionale, volta a consolidare le strutture educative e religiose della diocesi-baronia. Egli fu un convinto sostenitore del seminario diocesano, di cui rilanciò gli studi e l'attività didattica, trasformandolo in una efficiente palestra di formazione per il clero locale. Sotto il profilo edilizio e monumentale, si deve alla sua iniziativa la fusione, avvenuta nel 1599, di un imponente campanone per la cattedrale del peso di dieci cantare, mentre nel 1606 ottenne dal pontefice Paolo V la bolla per la formale erezione del monastero delle Clarisse, portando a compimento un progetto avviato decenni prima dai principi Sanseverino. La sua attività legislativa è testimoniata anche dalla pubblicazione di un editto nel 1599 volto a tutelare le proprietà dei vassalli di Santa Sofia contro le ingerenze del baronato laico.
Nonostante il prestigio del suo governo, Bernardo del Nero non si sentì pienamente a suo agio nel contesto calabrese e, dopo la brevissima parentesi del pontificato dello zio Leone XI che aveva fatto ipotizzare un suo trasferimento a Orvieto, decise di rinunciare alla sede nel 1607. Ritiratosi nel convento di San Domenico di Fiesole, vi trascorse gli ultimi anni in solitudine e preghiera fino alla morte, avvenuta il 16 luglio 1619. Sepolto nella chiesa conventuale fiesolana, la sua figura è ricordata da un maestoso monumento funebre marmoreo ornato dallo stemma di famiglia, caratterizzato da un levriero rampante d'argento in campo rosso.