Guglielmo II Rende, esponente di una delle più antiche e illustri famiglie nobiliari della Valle del Crati, occupò la cattedra episcopale di Bisignano tra gli anni 1295 e 1315. Prima della sua elevazione al soglio vescovile, egli ricoprì l'ufficio di arcidiacono della cattedrale, posizione che ne rifletteva l’alto prestigio e la competenza all’interno del Capitolo locale. La sua nomina avvenne tramite il suffragio dei canonici e fu ufficialmente ratificata da papa Bonifacio VIII il 16 aprile 1295, dopo che una commissione cardinalizia ebbe verificato la regolarità della procedura elettiva. Il suo episcopato si inserì in una fase di consolidamento istituzionale per la Chiesa bisignanese, durante la quale il presule godette di una solida reputazione presso la Curia romana, che gli affidò incarichi di rilievo nella gestione degli affari ecclesiastici regionali.

Sotto il profilo della disciplina religiosa, nel 1296 ricevette dal pontefice il delicato compito di intervenire nel monastero di S. Adriano in S. Demetrio, all'epoca in stato di grave decadenza, per assicurarne la riforma tramite l'aggregazione all'abbazia florense di S. Maria di Monte Mirteto. La sua statura di amministratore fidato della Santa Sede è ulteriormente testimoniata da un documento del 1308, nel quale papa Clemente V lo annoverò tra i conservatori ed esecutori incaricati di sovrintendere a complesse questioni giuridiche. Appartenente a una stirpe che vantava titoli feudali su numerose località calabresi, Guglielmo II rappresentò la perfetta sintesi tra l'aristocrazia terriera e i vertici della Diocesi-Baronia, contribuendo a mantenere intatto il patrimonio della Mensa vescovile. Il suo ministero si concluse con il decesso nel 1315, avvenuto in un clima di relativa stabilità politica per il Mezzogiorno sotto il regno di Roberto d’Angiò.

Fonti bibliografiche